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November 19 46] - e facciamo i cambattimenti tra i cavalli alati e gli unicorni gli shock anafilattici ci rincorrono nelle super strade della nostra menzogna dominante, assillante come una madre paranoica, e ci mescoliamo nella costa ionica a contemplare sulle navicelle spaziali, sui nostri disagi paradossali, paracadutati nei nostri terreni vuoti di macerie, di angherie predisposte a farci indignare le menti dissolute, le menti evolute grazie a wikipedia, e pensi di smontarmi le conversazioni con delle battute da prima media, con delle mescolazioni inguardabili, mutuabili, mutabili. coi controllori di volo che ci legano dei massi alle scarpe per farci stare coi piedi per terra, per non montarci la testa come ad un puzzle di cui i pezzi principali sono andati persi negli anni, coi danni morali sentenziati dai giudici di pace, dai giudici perennemente assenti, cronici ritardatari come te che mi fai aspettare sempre venti minuti sotto casa tua. tra chi si compra le sigarette, chi si compra i biglietti dei treni a basso prezzo, chi compra rapporti serali, e gli scommettitori vissuti, i collassati per mancanza d'alcool e quelli per mancanza di resistenza alla stanchezza, e tu sorridi quando ti racconto tutto questo, e mi abbracci senza volerne uno in cambio, senza doverti ricordare l'importanza sentimentale che ci accomuna. adagiati sul tuo divano morbido come il tuo seno. e nei posti blocco ci sono anche i medici per i test tossicologici e alcolici, per iscriverci ai sert e pagare gli esami del sangue, l'ennesima miniera d'oro per lo stato italiano sempre più calcolatore. 'e facciamo i combattimenti tra cavalli alati e gli unicorni'. e le nostre missioni possibili ma impossibilitate dalla mancanza di convinzione, e le petroliere sul fondale del mare, i rifiuti tossici, le malformazioni genetiche, le ostetriche sterili, e le tue frasi da pugnalata non ci toccano perché non siamo tangibili, non siamo vulnerabili come delle vittime, come gli anarchici defunti. guardaci come trascendiamo. "mentre mi chiedo a cosa serva possedere una casa, una macchina o un lavoro sicuro che duri cent'anni se la mia vita può finire anche domani". November 08 45] - cosi facendo evidenzi soltanto la tua superficiale conoscenza di me stesso gli ematomi ci perfezionano le imperfezioni fisiche, le imperfezioni elettrochimiche e tu annichilisci come possedessi un'armata d'immortali, nelle modifiche genetiche costruiamo i nostri futuri secoli con popoli che faranno da cavie, nei satelliti tecnologici usati per spiare i super latitanti che hanno patrimoni incredibili, e oscilli dallo starci al non saperci stare. e le forze dell'ordine ci sono andati pesante di nuovo. la giustizia "ordinaria" che da scenario ad omicidi volontari, per trovare il pezzo grosso fanno di tutto anche malmenarti, umiliarti, scaraventarti tra le mura delle stazioni di polizia, che situazioni follemente naturali, e ti fanno picchiare sempre dai più "messi bene", e non ci sono beni o mali che tengano a giustificare abusi di potere cosi meschini. e usiamo i tuoi pennelli per giocare a shanghai, nei nostri night da ubriachi platonici, e servono individui scomodi per fare il lavoro sporco, e quando ti esprimi sembri troppo ignorante, logorante come un travaglio, e nei tuoi prossimi bagagli ci metterai le nostre ultime emozioni, le nostre ultime palpitazioni e le impressioni che ci hanno impressionati come i tuoi quadri futuristici da prossimo fine mese. e qui ci si piange addosso come i neonati. come fossimo vivi da qualche ora terrorizzati con l'influenza h/a1n1 nemmeno fosse peste, e le tue richieste aumentano vertiginosamente come le nostre vertigini mentre scaliamo montagne di noia, e le maggioranze sono i nostri boia che ci torturano nella società, per la vostra scarsa moralità e l'immancabile falsità che precede le vostre ombre ipocrite, come i possessori. nella chiarezza invisibile, per il nostro amore invivibile a distanza, e appicchiamo incendi sentimentali perché non riusciamo a catalogarci, non riusciamo a capirci, a intrattenerci senza convivere, senza metterci insieme forzatamente, che se non stiamo insieme non possiamo adorarci comunque, non possiamo benevolerci lo stesso. 'cosi facendo evidenzi soltanto la tua superficiale conoscenza di me stesso'. come tutti. "a quella gente consumata nel farsi dar retta un amore cosi lungo tu non darglielo in fretta". November 02 44] - la nostra stanza è come la pista d'atterraggio vuota, la sera non si adatta al volo resuscitiamo dallo stato di coma intensivo, e quando parliamo con te dobbiamo lavarci la bocca col detersivo perché sei di buona famiglia, e spediamo messaggi cifrati nelle bottiglie dagli scarichi dei nostri gabinetti, il posto perfetto per i nostri progetti raso terra. e le entità supreme ci mettono i bastoni tra le ruote, le loro teste vuote, le assegnazioni idiote, le manipolazioni materialiste delle banconote e il sacerdote che ci tocca il pene. e gli asciugamani sono imbrattati col nostro sangue nasale, col sangue delle tue mestruazioni che arrivano senza preavviso come gli avvisi di garanzia, col sangue delle nostre facce dopo le percosse alle manifestazioni, mentre la monotonia ci fa da badante visto che i nostri figli devono pensare a se stessi, ai loro viaggi immensi. nelle evacuazioni a rischio trombe d'aria, a rischio immersioni interne, nelle taverne a morire coi moselli verdi, che ti restano in gola come le spine dei pesci se li mangi senza pane, e tu sei infame come le madri dei bambini abbandonati, come i padroni spietati, come quelli che rigano le macchine, come il vittimismo, come i miei battiti accelerati alla tua visione indescrivibile, i vostri eroi irraggiungibili dopo aver girato mezzo globo sui dirigibili. 'la nostra stanza è come la pista d'atterraggio vuota, la sera non si adatta al volo' le vibrazioni meccaniche migliorano il recupero dei nervi periferici danneggiati, gli incontri solamente annusati, cessati, inventati come le boy band da follia mondiale adolescenziale, e si percepisce il freddo glaciale dentro al tuo cuore bucherellato come i bersagli dei poligoni, e le nostre indigestioni da suggestionati post chierichetti. e ammanettami pure alla tua vita traumatica, la tua vita automatica, metodica nell'ingoiare rospi giornalieri, legami al tuo collo con la morsa delle tue braccia che sono la mia unica salvezza nei momenti instabili, nei momenti in cui ti auto cancelli dalla società comune, dalla società che ti accomuna alla sporcizia. "non vidi cadaveri baciarsi" October 25 43] - basta che ci bastiamo a vicenda nelle nostre prigioni stra colme come i canili per cani ci suicidiamo per mancanza di fattanza, mentre le nuvole restano l'unico sfogo della nostra immaginazione, della nostra progressione incredibile, che ognuno dovrebbe modellarsi come meglio crede, senza prede esemplari, che cedi subito il passo, subito vai in collasso cerebrale, in subbuglio corporale, con le semplicità di cui non calcoli le probabilità. e ti imbuchi nelle serate con una certa puzza sotto al naso, i tuoi ideali sadomaso da nuova generazione di scrocco, senza nessuno sbocco interessante a parte il vaneggio, e ad ogni tuo arpeggio mi trascini negli stati d'animo migliori, i tuoi arpeggi li dovrebbero prescrivere come tranquillanti, come saziamento interiore. superando i limiti che eri pronta a concedermi. "dove lei passa si alzano voli di colombi" nei tuoi lunedi da dirottamento mattutino, da convulsione, allontanandoci dagli spilorci, dai manufatti che vengono presi in considerazione da secoli come "storia", che per sentirsi liberi non serve vagabondare in altre città, in altre nazioni o in altri pianeti perché ti sentirai comunque non libero, non libero dentro, non libero per colpa tua. i cantastorie intanto continuano a decantare. i mesi distruttivi sono compresi nel prezzo dell'esistere, inutili tumulti quando ci si scaglia contro il "nulla cosmico", contro la mancanza del senso del limite, archiviando conversazioni che andremo ad estrarre nei momenti di convenienza, e restiamo chiusi nella dispensa di casa tua e non mi dispiace affatto, basta che ci facciamo in generale. 'basta che ci bastiamo a vicenda'. e gli accalappia felicità lavorano senza mai riposarsi, e siamo scarsi come lucio a basket, e andiamo a comprare le etnies a ventieuro, andiamo a malmenare il consiglio europeo per le troppe opere mastodontiche che ha in cantiere, ci resiniamo le arterie nella periferia messinese, distruggendo con arnesi arrugginiti la tua serra di mele marce. October 16 42] - mai tanta noia mi tenne prigionierocoi sommergibili che ci sommergono nelle nostre avanzate micro vivibili, e ci contattate troppo tardi consentendoci all'autogestione serale, le nostre guerre mondiali insormontabili, e la tua vicinanza d'animo è stimolante, stabilizzante, confortante come un abbraccio volontario. e aspettiamo ancora un po' per farci tagliuzzare la fantasia, la vostra burocrazia emozionale vi proietta in proiettori globali, i saluti nasali, e brevemente risali la categoria, la misantropia dominatrice, "cercava qualche bella attrice, ma lui amava solo bice".e la nostra compagna invernale è la febbre, che dorme con noi e ci fa sudare, ci fa svegliare la mattina presto zuppi, e tu mi chiami prima di andare a lavorare e dici che ci sono le scosse di terremoto li, ed io vibro in sensazioni analogiche, illogiche come la scala mercalli, la tua scala a chiocciola troppo aderente come i pantaloni, i tampax che ti durano pochissimo, e rido da star malissimo. 'mai tanta noia mi tenne prigioniero' in casa mia, mentre assistevo ad illusoria menzogna, mentre mi rendevo conto delle diversità strutturali, dell'esistere in una certa maniera, in una certa maniera non parassita penso. e coi trattori restiamo immersi nelle pozzanghere della nostra campagna, trivellandoci la mattinata, facendoci perdere una giornata lavorativa, e traspariva una certa felicità, ed ogni giorno che passa perdi credibilità, la tua elasticità da persona dimostrativa logorante mi ustiona di noia. e artemoltobuffa mi piace un sacco. che a vent'anni bisognerebbe spaccare le lancette dell'orologio, e non basarsi sulle abituali ventiquattro ore, i tempi limitati, che alle quattro del mattino sembri uno zombie, incerottati, immortalati nei nostri video amarcord delle feste di compleanno, sempre troppo pesanti, che ci facevano addormentare con l'ansia, e mangiavamo lacrime le sere in cui tornavi stra fatto, annacquato, infettato. ed il nostro intestino assomiglierà al sacchetto interno dell'aspirapolvere di tua madre, che pulisce sempre la sua casa di meraviglia, entusiasta dell'eventualità che tu possa ucciderti, che tu possa andartene. October 07 41] - stra quello che cazzo vi pare e il cielo ci fotografa, coi flash tuonanti, rilassanti iniziazioni per immolarsi nell'altra corsia, nelle nostre azioni di utopia incalzante come lo stivale nazionale, prima del diluvio universale del fango le perturbazioni si scontrarono, con fulmini e saette per delle ore da trip. e le forze dell'ordine arrivano dopo di tutti, lo stato arriva sempre dopo del popolo, dopo la morte di qualche malcapitato abusivo, di qualcuno che non può permettersi nemmeno l'acqua calda o potabile in casa, o il cellulare da 400 euro stupido. e voi non fate nulla. ed i cadaveri sotto le coperte, le nostre sensazioni orrende mentre sei in bilico tra lo svenire e l'impazzire di rabbia, le chiamano catastrofi naturali, ma basta, siete pesanti. e lo stato viene accompagnato in macchina dai bravi amici della scorta, a lasciare dichiarazioni ai svariati tg italiani ed europei, che coi fatti nostri correggono palinsesti televisivi, lo share della disgrazia spianata a finta informazione, e le colpe sono sempre altrui, per sperperamenti regionali e cittadini, le "opere faraoniche", per la mafia fantomatica, i soliti soldi mangiati franchi. e le azioni di sciacallaggio danno un'idea di posizione sulle persone, sulla bassezza d'ideali nelle situazioni tragiche, melodrammatiche, con le nostre ombre impermeabili, le macchine decappottabili cappottate, le tristezze sovrannaturali, le montagne spogliate dai piromani, e la nostra messina che da qualche giorno a questa parte viene presa in considerazione. il nostro grande blu del sud è famosissimo... "e non è ancora finita" coi prossimi funerali di stato esplosivi, di qualche pubblica esternazione da lavata d'animo, la nostra malaria da respirare di sabato mentre saremo al campetto tossico e loro saranno tutti li, nel duomo delle statuine della sera stessa, e gli svenimenti generali per le sparizioni collettive dopo il tutto, dopo "lutto" italiano, per i momenti di silenzio obbligati quando ci sarebbe da stra parlare, stra gridare, stra ribellare, stra svegliarsi, stra capire, stra spalancarsi, 'stra quello che cazzo vi pare'. e chissenefrega degli stadi, ma dove credete di andare?c.m. "c'è un grande palazzo in cima alla città, fatto di acqua, sabbia e rabbia. c'è un grande palazzo in cima alla città, fatto di acqua, sabbia e rabbia." October 04 . . . Sento un frastuono
rimbombi lontana in modo imperfetto Hai lasciato:
piazze piene,
urne vuote, tremori gentili, traccie sottili, traccie profonde sugli zerbini dei miei pianerottoli. Mancano:
le tue parole sul niente,
il calore bagnato sporco che avevo, il dispiacermi di non bastare. Hai lasciato:
piazze piene,
urne vuote, tremori gentili, traccie sottili, traccie profonde sugli zerbini dei miei pianerottoli. Mancano:
le tue parole sul niente,
il calore bagnato sporco che avevo, il dispiacermi di non bastare di non bastare... Siamo rimasti a guardare
un desiderio qualche volta noioso. E non sarai mai un emozione da poco. September 27 40] - [parte due] ma il marmo dove ci tocca dormire questa notte è bollente, incandescente come i nostri inferni familiari, i tuoi sproloqui mercenari, e le onde anomale, i lampi della nostalgia ci colpiscono lasciando dietro se teatri sporchi, e la novità è nitida come un'illusione, come il malumore dopo aver discusso con te che affondi nel nulla e trovi me. l'energia non mi tradirà, la festa ritornerà nell'incubo di una stazione, in cui in verità ci stavo benissimo, contro le luci sballate, e ti negavi come fossi impegnata, brindiamo alla goccia per la nostra distanza, sui nostri tappeti elastici ci prepariamo ai salti di livello, ai salti di qualità, con troppo rosato in corpo, e siamo sprovvisti di provviste per campeggiare e restiamo sulla nave, mentre il mare è la nostra piscina continentale che ci unisce in acque diverse. e sotto la grande roccia ci nascondiamo, in una delle sue incavature perché tutti ci danno la caccia, ogni minaccia viene resa vana che vi piaccia o meno, per i criminali il governo è ladro, e siamo leggeri ed abbondanti come l'idrogeno, e ci buttiamo giù dal pianterreno, avvolti in un abbraccio di veleno che ci mostra un cielo violaceo antico come il testaceo romano, e ci anticipiamo positivamente ogni nottata, ogni ossessione intercettata. le nostre telefonate nottambule criptate dalle forze dell'ordine meschine, le medicine mattutine per attontirci, per riuscirci a lavorarci in quelle officine latrine, spostandoci come pedine di una scacchiera di inquietudine, di disordine alimentale, vitale ed emozionale delle scimmie degli anni zero. vergognandoci di noi stessi, degli interminabili complessi coi flussi bloccati dal firewall di windows, coi nostri termos pieni di thè alle erbe non legali, nei festival italiani tradizionali a tridimensionarci le giornate e la visuale, nei centri sociali ad asocializzarci, senza lenti lessicali, l'armageddon sulle multinazionali, le esposizioni artificiali di cloni, ma ti affezioni alle vibrazioni dell'ego. annego in lei ogni sotto forma di futuro. ripiego in loro tutte le congetture di passato. lego in me qualsiasi introspettiva di presente. "Flore, faune, fiumi, laghi, centrali elettriche. Anagrammi, melodrammi, moschettieri. Pronunce sballate per eroi d'ogni specie eventualmente futuribile. E un nome era tutto quel che davi. Tutto quel che davi." September 20 40] - "rimbombi lontana in modo imperfetto" [parte uno] il vento sposta la luce sulla statale 114 mentre i temporali ci scagliano addosso tutta la loro rabbia, con le nostre ruote lisce non arriveremo lontani, le tue sensazioni di superficie dipendono dai brani che ti fanno restare sotto, l'affetto asciutto, ma soprattutto un po' tutto di tutti. e gli autobus ci danno il buongiorno, le apecar distribuiscono alimenti a volontà, in quei lavori versatili c'è la libertà che nessun assegno a fine mese potrà darci, in fondo basta amarci ed illimitarci a farlo. il profumo emanato dalle vecchie lettere è lo stesso di quando sono state aperte, messe sotto vuoto per non disperderle, indelebili spiazzature che scalfiscono le nostre armature di foglie secche, e quando mi ti trovo d'avanti ho ancora le doglie, ho ancora strane voglie. e dai cestini dei rifiuti delle nostre camere escono insoliti mostri, i migliori incontri sono quelli ravvicinati, le confidenze popolari, le sentenze polari dell'autunno, in un settembre che si arrende agli anni. le stelle fosforescenti sui soffitti, la nostra indole passiva allo sbattimento quasi generale, i generali che trovi sui posti di lavoro, e complessivamente peggioro e miglioro i miei aspetti personali dopo ogni shock emotivo, dopo ogni rinvio a giudizio. che ti "rivedo" per la prima volta dopo quattro anni, per un curioso scherzo da parte di firefox, eri radiosa, e sei felice con lui, o meglio sorridevi, che non lascia trapelare nulla in realtà, ne quando sorridi ne quando piangi a dirotto, e va bene cosi, non fa male per nulla, anzi, è stata la giusta equietà destinata a vederci tramontare troppo presto come il sole avvenire, come le giornate dopo il cambio d'orario. "l'insostenibile leggerezza dell'essere" però dilaga. e gli offlaga disco pax martellano, quella musica che mi affascina, la musica che parla, che riempie i nostri buchi di storia, che non dispiace mai rimembrare per inchiodare le nostre palpebre alle sopracciglia e farcele tenere aperte, e non chiuderle alle prime case date agli abitanti dell'abruzzo, per il dispiacere di militari fatti saltare in aria per "fare pace" o per avere qualcuno accanto nelle ore morte. tu invece hai scelto la strada della cecità e dell'infelicità non dimostrata, e ti verrà recapitato il conto tra qualche decennio, quando sarai una cliente di qualche psicologo o di qualche farmacia che ti fara il buon prezzo per gli psicofarmaci. e la tua pelle bianca chiara come un fiore bianco di campo, i tuoi occhi smeraldo ed il tuo bellissimo viso lunare. ''rimbombi lontana in modo imperfetto''. ma... September 17 39] - telecamere artistiche di immagini ammucchiate generazione mediatica alla riscossa, coi chip elettronici nel cervello, la cyberarte ci ammoscia, e l'ennesima rosha che vedo in giro mi rivolge la lingua biforcuta da modaiola alternativa, ed il radiatore è rimasto a secco come i nostri viaggi di quest'estate, come i nostri parametri non azzeccati, come i camper smantellati nei garage calabresi. la nostra intolleranza dimensionale dura più del previsto, e non esistono cure logiche o farmacologiche, nessun tempo di guarigione, adesso posso bere quanto mi pare, non mi raggiungeranno mai. perdendo le tue tracce, le tue esperienze più stimolanti e devastanti, quelle che ti hanno afferrato l'intestino rovesciandolo completamente, nelle voci senza fine io non c'ero. viviamo per il profitto, per il progresso della nostra razza, "la razza dominante" che distrugge il proprio pianeta, intossicandolo in ogni capitale di stato che andate a visitare ogni anno per sconvolgervi. e le nuvolosità coprono i cieli limpidi degli ultimi mesi, ma noi restiamo distesi nei campi fangosi, nei nostri ghiacciai interiori disastrosi, persi negli spazi spaziosi, tempestati di tempeste tempestose nelle feste de l'unità non occupate, e prendiamo a palate i geometri che guadagnano più degli operai, gli architetti che ci sommergono di lavoro fino al capo, ed il nostro capo cantiere affoga le ingiustizie nelle casse di birre, il nostro capo cantiere ci fa spaccare il culo a tutta birra, nei cantieri che sono le nostre seconde case. le terre lontane sono le tue preziose e future tappe, sempre senza nessuna costruzione solida, del resto hai la vita più comoda che conosca, sicuro più comoda della mia, e nonostante tutto la spavalderia non l'abbandoni, come dovessi sempre dare dimostrazioni di illusioni ottiche, come avessi vissuto esperienze eroiche, principalmente facendo quello che fanno altri 7 miliardi di comuni mortali. e le relazioni ci fanno sentire ingabbiati. e mi astengo dalla categoria degli artisti naufragati. siete già troppi, troppi, troppi, troppi, troppi, troppi, troppi. 'telecamere artistiche di immagini ammucchiate'. September 09 38] - che alcuni riescono a misurare la superiorità o l'inferiorità umana, eccetera eccetera ci accomodiamo nei peggiori posti a sedere già da bambini, a fissare spalle altrui da bambini, che non si capiscono gli sconvolgimenti decennali da bambini, ed i tuoi occhi sono coralli, ed i tuoi amici sono sciacalli, nell'obbedienza costante senza costante che li possa salvare nel prossimo varco temporale. coi santuari decadenti, le entità ininfluenti, gli esperimenti per gli intelligenti, i troppi detergenti per le nostre pelli scalfite dagli anni, dagli incendi estivi, i tuoi tentativi suggestivi per gli allusivi e gli abusivi. le tue lacrime dissetanti nei deserti auto immaginati, dei succhi gastrici sprecati, inadatti alla fantomatica vita inespressa realmente, e ti infrangi su un ponte levatoio, i nostri bracciali di cuoio che resistono allacciati ai nostri polsi senza segni, i baci benigni, e ci cadono addosso i macigni facendoci perdere la memoria, facendoci dimenticare nessuna gloria e nessuna vittoria. e gli algoritmi nei cubi di rubik ci fanno perdere la pazienza, la nostra inesperienza sull'esistenza ci divora dall'interno, in ogni foglio di quaderno inchiostrato, è necessario cambiare nuovamente strato dimensionale con le nostre fantasie terrene, senza particolari tagli venali, e parti con gli erasmus spaziali dentro le astronavi speranzose, le apoteosi dannose per le bombe inesplose. coi ritratti di seppia, i telai da costruire, e ci vendiamo anche i sogni disegnati, i magnati riducono le città dei cantieri per le loro fabbricazioni criminali, e gli ami appaiono sempre ben farciti per le esche difficili, che vacillano ai primi dirottamenti predestinati. 'che alcuni riescono a misurare la superiorità o l'inferiorità umana, eccetera eccetera'. e ci vuole stile nel guardarsi, esistendo in universi inversi, dove spostarsi significa affermarsi, e gli incensi ci fanno assaporare meglio i momenti instabili, e le tue unghie artigliose si sono rotte come le vite delle nostre madri interrotte, e gli artigiani per riaggiustarle si sono estinti. "ti voglio bene, ma non un bene generico". ed i cornicioni dei grattacieli sono degli ottimi trampolini di lancio, e mi sbilancio nel giudicarti, che siamo dei cosmonauti nati, imbavagliati per destabilire lessici nei pomeriggi critici, e credici se ti dico di averti tolta dai miei pensieri storici per renderli più economici al mio torace sinistro. "Cerco le qualità che non rendono in questa razza umana, che adora gli orologi e non conosce il tempo. Cerco le qualità che non valgono in questa età di mezzo" September 05 37] - e invece dei medici abbiamo i motori di ricerca, e invece degli psicologi abbiamo l'erba le ragazzine violentate per sport. omosessuali pestati a sangue, con le piastrine andate perdute sui marciapiedi, gli aguzzini esprimono un certo disgusto ad averceli tra le zampe, bestie orgogliose della loro ignoranza gigantesca che non accetta libertà, diversità interiore ed esteriore. cresciuti in famiglie mute, unica importanza erano "i soldi", maggiore guadagno maggiore felicità, ed un sepolcro futuro per un mucchio di ossa che potranno essere visitate nel museo chiamato camposanto. e dovrei esibire accettazione anche per ciò che mi disgusta, come fanno le pedine, facendosi manovrare e resistere nell'incongruenza pomeridiana e notturna, modernizzati e scroccati. nei nostri quartieri da sparatorie, le innumerevoli storie sommatorie, le traiettorie deviate che ci fanno cambiare modalità, con l'anormale aggressività di cui siete possessori compatibili, e siamo tutti vulnerabili dietro ai carri funebri, ma tu vibri soltanto con me, perché ci dissociamo dalle barbarie, i tuoi credi temerari dissolvono qualsiasi conto bancario soltanto con l'odore della tua pittura. le giornate intrappolate si presentano a noi continuamente, dividendomi corpo e anima quando ti guardo di sfuggita, perdendo l'equilibrio come un funambolo ubriaco, e siamo opachi come le scritte delle nostre magliette, ammassando etichette per vendette, e maledizioni per invidia sociale, scodinzolando quasi per avere un tiro. e l'era glaciale mi fa sempre ricordare quelle scene adolescenziali, quando ancora c'erano pochi mattoni forati ad innalzare il muro della maturità non per scelta, si era decisamente più abili ed accessibili, ora dobbiamo essere presentabili ed imputabili, solo per fare numero. i sentieri della memoria sono chiusi per frane, portandoci all'infinito le damigiane per ammirare meglio il paesaggio, e pago un pedaggio insostenibile per essere un tuo ostaggio nel prossimo viaggio quando il padrone ci lascia liberi. 'e invece dei medici abbiamo i motori di ricerca, e invece degli psicologi abbiamo l'erba'. "lasciami qui, lasciami stare, lasciami cosi, non dire una parola che non sia d'amore, per me, per la mia vita che è tutto quello che ho, è tutto quello che io ho e non è ancora finita, fiiiiniiiitaaaa, fiiiiiiniiiiitaaaaa". August 31 36] nella dormiveglia ti massaggio le cosce, e la tua pianta grassa dimagrisce come te, che fai le diete da insicurezza complicata, badi principalmente all'estetica come molti, le tue facce ipodermiche, spettegolando con le tue amiche diaboliche, le nostre serate identiche ma vissute diversamente, con carezze farmacologiche per la nostra mente complessa, e le reti metalliche ci causano uno stato deprimente, e le fabbriche esploderanno mortalmente alzando il tasso di disoccupazione, annichilendo le minime certezze degli operai che migreranno come gli uccelli migratori, e saranno felici dei senatori a vita italiani, e noi più che umani spesso ci sentiamo marziani. che per assaggiare dobbiamo essere tutti insieme, e mi sembra abbastanza inossidabile come gesto, e molesto il mio cervello giornalmente, molestandoci in maniera cronica le idee, passandocele telepaticamente senza nemmeno vederci, limitarci a farci, a trovarci, viverci e mantenerci in generale. e il 30 agosto andiamo a vedere i tre allegri ragazzi morti. "non saremo mai come voi", non saremo mai vostri eroi, ne tanto meno i suoi, e ci annoi coi tuoi frasoni da anima già reincarnata qualche volta, e gridiamo rivolta circondati da troppi finti sordi, dai parassiti ingordi, dai massacranti ricordi degli anni in cui non avevamo nessuna posizione particolare dentro, mentre ci tamponiamo le ferite aperte con la saliva, e quando mi sali addosso l'istinto mi divora. che siamo fortunati come gli sfollati se ci va bene, "iene solo se conviene", preferendo le persone serene per le nostre cene a gruppo, e le catene le strappiamo come i tuoi collant, e alteri il tuo calore corporale quando mi stai accanto, facciamoci il rivestimento superficiale cosi saremo accettati, saremo contati come gli avanzi quando stiamo in chimica, con la caratteristica fluidodinamica della manica di deviati con cui ho a che fare. che ho più scheletri a casa di mia nonna che nell'armadio. e giovanni lindo mi fa male. "Io sono perso sono confuso Tu fammi posto allarga le braccia Dedicami la tua notte La notte successiva E un'altra ancora Dedicami i tuoi giorni Dedicami le tue notti Oggi domani ancora Stringimi forte coprimi avvolgimi Di caldo fiato scaldami di saliva rinfrescami Vorrei morire oraaa!" August 24 35] - e ci squarciavamo il diaframma già in macchina, tra di noi ad urlare, a sintonizzarci le spine dorsali stringendoci i polpastrelli a vicenda, nella mensa delle superiori orrenda, i nostri istruttori di comportamento sono defunti, ed i loro appunti sono andati persi nelle tasche dei loro jeans, gli appunti di un'eternità mal spesa, e la spesa che fai mi sembra eccessiva, e quando ti pensavo prima la tua faccia ancora appariva nei miei ricordi, invece ora non ci sei più. con le nostre maledette scale mobili, le tue profonde sabbie mobili, e le automobili che mietono più vittime dei bombardamenti, e gli elicotteri precipitano nei vortici dell'evoluzione, che sei troppo accattone, la trasformazione evoluta della tentazione, strumentalizzati dai cipressi dei vari esperti giornalieri da beccare in giro. e le capillari sono ancora imbalsamate dal primo incontro ravvicinato con le luci della centrale elettrica. con le borse surgelate per metterci dentro i nostri alcolici mischiati ad altre robe, e dai cofanetti portaerba esce odore di tartaro, odore di canapa, 'e ci squarciavamo il diaframma già in macchina, tra di noi ad urlare, a sintonizzarci le spine dorsali', sulle succursali siciliane a sentirci come altre poche volte. e il posto all'inizio fa cagare ma dopo due giri visivi e popolari non sembra far tanto cagare. e le luci della centrale elettrica mi viene addosso alla curva prima del pisciatoio, e non si vuole drogare prima del concerto, noi invece si. e inizia subito con "piromani/piromani si muore" disintegrando il diaframma già squarciato prima, e le poesie d'amore e di merda, e "la domenica delle salme" di fabrizio, e le poesie varie, sue e non. tornando a casa con l'io tramortito e felice, ci rimpinziamo di kebab scroccato, sdraiato sul cofano della macchina ad incanalare l'energia benevola, a smaterializzare tristezze altrui, ad accomodarmi nelle tue braccia amorevoli. posizionandoci a CRistoRe per assalirci di complessi storici, tra il retorico ed il comico, con gli ammortizzatori che ci hanno permesso tante stronzate fin ora, e certe volte ricordo le tue ultime occhiate, le nostre ultime frasi ricomposte dal labiale, con uno di noi due dentro a un treno. "io non tremo è solo un po' di me che se ne va". August 21 ritornodalqubbaconleveneimbalsamateAugust 16 34] - ed i lidi vanno a farsi fottere con le loro consumazioni stra bordanti e ci imbuchiamo coi rein al loro concerto 'ed i lidi vanno a farsi fottere con le loro consumazioni stra bordanti', penosi all'apoteosi, ed i nostri piedi erano corrosi dai saltellanti rimbalzi a ritmo di folk, e poghiamo fino a spaccarci le ossa, con le rincorse da sopra il palco per distruggerne il più possibile, ma la gente sta male e non si sa ripigliare. e bisogna decidere sempre sul dove andare, sul come stare, che nello stesso istante che stai normale ti deprimi, e finisce la nostra serata insieme, perché parti nei tuoi troppi viaggi futuristici del prossimo mese, e ti fai più domande del test del primo giorno di leva, domande davvero stupide e futili ma che per te son sempre state impossibili da evitare. ogni cazzo di anno. "e vediamo, magari son qui, magari son li, magari facciamo quello, ma non lo so" [eh?] e ormai stare insieme diventa assordante per il troppo silenzio, per il poco assenzio che ci versiamo, avversari inconsapevoli della nostra realtà, e piacerebbe un giorno di normale tranquillità ma forse non in questa vita e non insieme a queste persone, del resto è già stato dato. e stasera la luna ha messo il mantello dell'invisibilità. lavandoci la faccia con l'ammoniaca per svegliarci dopo le sbornie, maledendo le nostre nottate estroverse e nottambule, coi bottiglioni di vino che si svuotano, sulle spiagge festose dell'estate vulcanica, e la tua pelle mi appiccica a te, alla tua testa artistica, che bonifica ogni aspettativa classica e la classifica ai posti infimi della graduatoria. e non è colpa della mal gestione, della mal informazione, della maledizione personale, non è colpa di nulla, di nulla, è la nausea di sartre ne è la dimostrazione cartografica, forse siamo noi che non siamo più noi. ed è vero. i pilastri perdono pezzi di cemento, e sembra che il corso di addestramento non finisca mai, e ci nascondiamo nei canapai, e li sicuramente quell'alone di depressione che ti porti dietro da un po' svanirà, ed è più facile a farsi che a dirsi. "non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport" "non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport" August 13 33] - le tue linee paranoiche infinite che nessuna forbice comprensiva riesce a tagliare trasformeranno il nostro bene in un cimitero di terrore sillabico'le tue linee paranoiche infinite che nessuna forbice comprensiva riesce a tagliare trasformeranno il nostro bene in un cimitero di terrore sillabico', e la ruota della nostra vita è perennemente bucata, poli plastificata come la carta, che ormai vanno di moda i purini, i burini sulle nostre spiagge a riempirle, e ad ogni schiocco delle sue dita tu perdi la ragione, perdi la posizione del tuo essere in quel certo modo che non dimostri, le nostre direzioni che cambiano strada dopo aver preso in faccia mausolei, le giornate di 36 ore, e le tue ali sono state spennate dalla persona che più ti è vicina, alle 5 di mattina a lavorare, e non si ha il tempo per dormire, nei falò psichedelici a strusciarti su di me, come fossi qualcuno che provi interesse per te. che tutti vogliono uscire, si vogliono divertire ma si addormentano, ed i fari con la fotocellula restano spenti se ci passiamo sotto, con le tegole disegnate che ci crollano addosso, e traballiamo sulle scale dei carpentieri, dentro le palazzine senza tetto, a farci cuocere dai raggi solari subdoli, ma non impari mai a sdeviare la discussione, rilassandoci nei nostri viaggi spirituali da inter-rail lasciando il saldatore di rapporti a casa. e il buco dell'ozono è troppo profondo che non toccano nemmeno i giganti. e andiamo a manifestare contro il ponte sullo stretto, anni dopo aver campeggiato contro il ponte sullo stretto, anni dopo aver partecipato ad un'altra manifestazione contro il ponte sullo stretto, e adesso abbiamo 24 anni dei quali tutti passati a manifestare contro la follia degli arrampicatori sociali, degli sciacalli globali, e sono meglio i viaggi invernali che quelli estivi, bloccati nelle comitive a traboccare d'idee per setacciare i luoghi pubblici più inerenti a noi. le playlist da smacco, col tuo almanacco di frasi inutili come gli ideali comprati in giocoleria di un coglione che si fa chiamare dj pakko che degli allocchi è il capo branco, come le casse di pesci che gli sono arrivati in faccia per tutta la sua vita vissuta in replay. e mi presenti le tue amiche marionette, le nostre imperfezioni ci sono anche sulle rotaie dei treni, nei cieli che si deprimono e poi piangono ma non sangue come le statue delle madonne manomesse, le mie mani annesse al tuo fondo schiena molto rilevante mentre ascoltiamo "la musica è dei poveri" dei mercanti di liquore. ed i vinti non l'avranno. August 05 32] - ieri mattina mi sono disegnato il sorriso con gli acquarelli perché mi faceva sentire felice, ma non ridevo partorisci l'arcobaleno dai bozzoli dei bruchi trasformisti, tra i nostri volti approderanno le lacrime velenose, tra le fantascienze dei nostri trip al forte, e ti sento implodere forte dentro te stessa, con le nostre fronti grottesche avvicinate come le madri ai loro cuccioli, e mi supplichi di non appendere quel calendario, tra i maremoti di un sudario, spacchi l'aria coi pugni, e distruggi le serate coi tuoi grugni da innamorato. restiamo senza benzina in salita, la nostra "storia" infinita, i ferri fusi, è finita la stima per te, in lei, in ciò che eri un tempo passato remotissimo, e ci prende malissimo la pianta maschio, nel nostro scambio di ipocrisia sentimentale settimanale, l'unico canale compatibile per le nostre visualizzazioni notturne. ammorbidisciti con l'ammorbidente nella lavatrice al centro del tuo materasso ad acqua, nella discarica dei tuoi pupazzi pazzi da legare come i tramonti, però ora sei tramontata, inclinata più del solito che mi sembri una modella da copertina. 'ieri mattina mi sono disegnato il sorriso con gli acquarelli perché mi faceva sentire felice, ma non ridevo'. [pazzo] [pazzo] [pazzo] "mi stavo solo divertendo un po'". nelle escursioni subacquee dentro le foreste, immolandoci con le proteste, e metto le cuffie per non guardarti perché quando ascolto musica chiudo gli occhi, perché dovresti evitare di umiliarti, e le navi dei pirati sono venuti sotto casa a prenderci, ad illuderci come una promessa impossibile ma che fa boato quando la sussurri. "e brucia, brucia come l'aria" e bruciamo anche noi nonostante le foto siano ancora intatte, le putrefatte emozioni si collisionano con la dolce realtà della libertà corporale, e le nostre anime spirituali sicuramente si ritroveranno ogni volta che i nostri corpi dormiranno lontani tra loro, e questo è certamente meglio di niente, ogni cosa è meglio di niente, no? e se i prati verranno asfaltati noi cammineremo ai loro lati. July 31 31] - "quando la lingua si dilunga qualcuno si dilegua" nell' inappropriarsi dell' indentità altrui, lavandoci il buon senso con del sapone sintetico, perché "quando la lingua si dilunga qualcuno si dilegua", qualcuno si lega con una linea disegnata con un pennarello viola indelebile, e le tue repliche sono discipline antiche da farci procreare sensi di colpa pesanti come sacchi di cemento, e ci facciamo coi segnali di fumo degli indiani, e tu dopo qualche domani farai il compleanno, che non ricordo più quale giorno di ottobre sia. e l' esigenze delle nostre assenze mal riprodotte dai mentecatti, un domani ci guarderemo gli aristogatti e piangeremo, perché sarà troppo tardi, troppo tardi si rifisseranno i nostri sguardi, nell'arrivederci prima che parti. fingendosi noiosi. dal basso voltaggio delle prese di posizione, dei tuoi fusibili bruciati, nei mercati in turchia a cercare l'oro nero, nei nostri monasteri quasi sempre chiusi a chiave, per nulla all'avanguardia, e le guardie sparano al g8, sparano agli stadi, sparano nelle strade, ma non alle manifestazioni. i nostri capi di stato illusionisti. e veniamo intubati, incubati, torturati, ammaestrati, ammazzati ma se ne accorgono in pochi, dei loro sporchi giochi commerciali, sulle petroliere internazionali, le attività criminali che sponsorizzano loro stessi. ed il 14 & 20 agosto ci saranno i rein e le luci della centrale elettrica. sarà bellissimo. le mattine ci pugnalano ai cuori, ci fanno svegliare anche senza tuoni d'avvertimento, coi lampi che fanno le lastre al cielo, e cadono sfere di energia elettrica vicino gli alberi a uccidere i contatori della luce, a bruciare gli elettrodomestici della comodità. e in quelle immagini non ci sono lineamenti, troppi accorgimenti eccentrici, le tue frasi come fendenti che colpiscono sempre e colpiscono a morte, e ci stiamo scaricando, ci stiamo evaporando tornando nuvole per venirti a trovare questo inverno. e mi attenderai alla finestra. che comunichiamo coi bicchieri legati allo spago da casa a casa, perché siamo cresciuti insieme come le erbacce sotto le piante, e facciamo una serra di buone intenzioni, chiamandoti per le installazioni meno facili, e tuo padre mi inseguirà ancora col fucile, e quando ti guardo mi sento fragile come alcuni scatoloni dei traslochi. "certe cose non cambiano mai" ![]() |
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