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    November 19

    46] - e facciamo i cambattimenti tra i cavalli alati e gli unicorni

    gli shock anafilattici          ci rincorrono       nelle super strade della nostra menzogna dominante,         assillante come una madre paranoica,           e ci mescoliamo nella costa ionica        a contemplare         sulle navicelle spaziali,           sui nostri disagi paradossali,        paracadutati nei nostri terreni            vuoti di macerie,           di angherie predisposte          a farci indignare le menti dissolute,          le menti evolute grazie a wikipedia,         e pensi di smontarmi le conversazioni          con delle battute          da prima media,            con delle mescolazioni inguardabili, mutuabili,        mutabili.
    coi controllori di volo        che ci legano dei massi alle scarpe           per farci stare coi piedi per terra,            per non montarci la testa          come ad un puzzle     di cui i pezzi principali         sono andati persi negli anni,          coi danni morali sentenziati        dai giudici di pace,         dai giudici         perennemente assenti,      cronici ritardatari  come te che mi fai aspettare    sempre venti minuti sotto casa tua.
    tra chi si compra le sigarette,        chi si compra i biglietti dei treni      a basso prezzo,         chi compra rapporti serali, e gli scommettitori vissuti, i collassati per mancanza d'alcool e quelli per mancanza di resistenza alla stanchezza,       e tu sorridi quando ti racconto tutto questo,    e mi abbracci     senza volerne uno in cambio,   senza doverti ricordare        l'importanza sentimentale         che ci accomuna.
    adagiati sul tuo divano morbido come il tuo seno.
    e nei posti blocco           ci sono anche i medici          per i test tossicologici e alcolici,        per iscriverci ai sert          e pagare gli esami del sangue,       l'ennesima miniera d'oro       per lo stato italiano        sempre più calcolatore.
    'e facciamo i combattimenti tra cavalli alati e gli unicorni'.
    e le nostre missioni possibili         ma impossibilitate             dalla mancanza di convinzione,         e le petroliere sul fondale del mare,        i rifiuti tossici,        le malformazioni genetiche,         le ostetriche sterili,         e le tue frasi da pugnalata non ci toccano      perché non siamo tangibili,        non siamo vulnerabili come delle vittime,                 come gli anarchici defunti.
    guardaci come trascendiamo.
    "mentre mi chiedo a cosa serva possedere una casa, una macchina o un lavoro sicuro che duri cent'anni se la mia vita può finire anche domani".


    November 17

    in attesa del fiumani



    [e bagniamoci i boxer col Fiumani]
    November 08

    45] - cosi facendo evidenzi soltanto la tua superficiale conoscenza di me stesso

    gli ematomi       ci perfezionano le imperfezioni fisiche,             le imperfezioni elettrochimiche        e tu annichilisci       come possedessi un'armata d'immortali,   nelle modifiche genetiche         costruiamo i nostri futuri secoli         con popoli che faranno da cavie,        nei satelliti tecnologici       usati per spiare i super latitanti         che hanno patrimoni incredibili,        e oscilli dallo starci al non saperci stare.
    e le forze dell'ordine ci sono andati pesante di nuovo.
    la giustizia "ordinaria"       che da scenario        ad omicidi volontari,      per trovare il pezzo grosso fanno di tutto          anche malmenarti,        umiliarti,        scaraventarti   tra le mura delle stazioni di polizia,         che situazioni follemente naturali,         e ti fanno picchiare sempre        dai più "messi bene",         e non ci sono beni o mali che tengano a giustificare          abusi di potere cosi meschini.
    e usiamo       i tuoi pennelli per giocare a shanghai,           nei nostri night        da ubriachi platonici,         e servono individui scomodi           per fare il lavoro sporco, e quando ti esprimi          sembri troppo ignorante,          logorante come un travaglio,        e nei tuoi prossimi bagagli         ci metterai le nostre ultime emozioni, le nostre ultime palpitazioni        e le impressioni        che ci hanno impressionati         come i tuoi        quadri futuristici            da prossimo fine mese.
    e qui ci si piange addosso come i neonati.
    come fossimo vivi da qualche ora          terrorizzati con l'influenza h/a1n1       nemmeno fosse peste,         e le tue richieste aumentano          vertiginosamente come le nostre vertigini         mentre scaliamo montagne di noia,     e le maggioranze      sono i nostri boia          che ci torturano nella società,     per la vostra scarsa moralità       e l'immancabile falsità    che precede le vostre ombre ipocrite,   come i possessori.
    nella chiarezza invisibile,       per il nostro amore invivibile           a distanza,          e appicchiamo incendi sentimentali          perché non riusciamo a catalogarci,         non riusciamo a capirci,          a intrattenerci senza convivere,       senza metterci insieme forzatamente,        che se non stiamo insieme           non possiamo adorarci comunque,   non possiamo benevolerci lo stesso.                                                                             'cosi facendo evidenzi soltanto la tua superficiale conoscenza di me stesso'.
    come tutti.
    "a quella gente consumata nel farsi dar retta un amore cosi lungo tu non darglielo in fretta".



    November 02

    44] - la nostra stanza è come la pista d'atterraggio vuota, la sera non si adatta al volo

    resuscitiamo        dallo stato di coma intensivo, e quando parliamo       con te dobbiamo lavarci la bocca col detersivo   perché sei di buona famiglia,        e spediamo messaggi cifrati nelle bottiglie   dagli scarichi dei nostri gabinetti,   il posto perfetto          per i nostri progetti raso terra.
    e le entità supreme         ci mettono i bastoni tra le ruote,         le loro teste vuote, le assegnazioni idiote,  le manipolazioni materialiste   delle banconote e il sacerdote che ci tocca il pene.
    e gli asciugamani        sono imbrattati       col nostro sangue nasale,       col sangue delle tue mestruazioni        che arrivano senza preavviso         come gli avvisi di garanzia,     col sangue       delle nostre facce             dopo le percosse alle manifestazioni,     mentre la monotonia        ci fa da badante      visto che i nostri figli devono pensare a se stessi,          ai loro viaggi immensi.
    nelle evacuazioni      a rischio trombe d'aria,          a rischio immersioni interne, nelle taverne       a morire coi moselli verdi,          che ti restano in gola     come le spine dei pesci         se li mangi senza pane,          e tu sei infame     come le madri dei bambini abbandonati,         come i padroni spietati, come quelli che rigano le macchine,        come il vittimismo,        come i miei battiti accelerati         alla tua visione indescrivibile,         i vostri eroi irraggiungibili      dopo aver girato         mezzo globo sui dirigibili.
    'la nostra stanza        è come la pista d'atterraggio       vuota,       la sera          non si adatta al volo'
    le vibrazioni meccaniche          migliorano il recupero           dei nervi periferici danneggiati,        gli incontri solamente annusati,         cessati,         inventati come le boy band          da follia mondiale adolescenziale,          e si percepisce il freddo glaciale dentro      al tuo cuore bucherellato         come i bersagli dei poligoni,         e le nostre indigestioni         da suggestionati post chierichetti.
    e ammanettami pure alla tua vita traumatica,        la tua vita automatica,         metodica nell'ingoiare rospi giornalieri,         legami al tuo collo        con la morsa delle tue braccia          che sono la mia         unica salvezza       nei momenti instabili,         nei momenti in cui     ti auto cancelli dalla società comune,     dalla società che ti accomuna       alla sporcizia.
    "non vidi cadaveri baciarsi"


    October 25

    43] - basta che ci bastiamo a vicenda

    nelle nostre prigioni            stra colme come i canili         per cani         ci suicidiamo per mancanza       di fattanza,        mentre le nuvole restano       l'unico sfogo della nostra immaginazione,        della nostra progressione incredibile,          che ognuno dovrebbe modellarsi          come meglio crede,             senza prede esemplari,     che cedi subito il passo,     subito vai in         collasso cerebrale,        in subbuglio corporale,   con le semplicità   di cui non calcoli le probabilità.
    e ti imbuchi nelle serate          con una certa       puzza sotto al naso,         i tuoi ideali sadomaso      da nuova generazione di scrocco,         senza nessuno sbocco interessante a parte      il vaneggio,       e ad ogni tuo arpeggio      mi trascini negli stati d'animo migliori,       i tuoi arpeggi li dovrebbero prescrivere           come tranquillanti,           come saziamento interiore.
    superando i limiti che eri pronta a concedermi.
    "dove lei passa si alzano voli di colombi"
    nei tuoi lunedi       da dirottamento mattutino,         da convulsione,     allontanandoci dagli spilorci,       dai manufatti che vengono       presi in considerazione     da secoli come "storia",         che per sentirsi         liberi non serve vagabondare       in altre città,        in altre nazioni o in altri pianeti        perché ti sentirai comunque       non libero,       non libero dentro,          non libero per colpa tua.
    i cantastorie intanto         continuano a decantare.
    i mesi distruttivi      sono compresi      nel prezzo dell'esistere,        inutili tumulti quando ci si scaglia        contro il "nulla cosmico",         contro la mancanza     del senso del limite,       archiviando conversazioni            che andremo ad estrarre nei momenti di convenienza,          e restiamo chiusi         nella dispensa di casa tua e non mi dispiace affatto,         basta che ci facciamo in generale.
    'basta che ci bastiamo a vicenda'.
    e gli accalappia felicità        lavorano senza mai riposarsi,          e siamo scarsi come lucio a basket,            e andiamo a comprare         le etnies a ventieuro,       andiamo a malmenare       il consiglio europeo        per le troppe opere mastodontiche       che ha in cantiere,        ci resiniamo le arterie       nella periferia messinese,          distruggendo  con arnesi arrugginiti               la tua serra di mele marce.

                              
    October 16

    42] - mai tanta noia mi tenne prigioniero

    coi sommergibili        che ci sommergono         nelle nostre avanzate micro vivibili e ci contattate troppo tardi         consentendoci all'autogestione serale,       le nostre guerre mondiali insormontabili,           e la tua vicinanza d'animo è stimolante,      stabilizzante,          confortante              come un abbraccio volontario.
    e aspettiamo ancora un po'          per farci tagliuzzare la fantasia,         la vostra burocrazia emozionale         vi proietta in proiettori globali,        i saluti nasali,     e brevemente risali la categoria,         la misantropia dominatrice,        "cercava qualche bella attrice,        ma lui amava solo bice".
    e la nostra compagna invernale     è la febbre,      che dorme con noi     e ci fa sudare,      ci fa svegliare        la mattina presto zuppi,            e tu mi chiami prima di andare a lavorare       e dici che ci sono le scosse di terremoto li,        ed io vibro in sensazioni analogiche,         illogiche come la scala mercalli,          la tua scala a chiocciola troppo aderente         come i pantaloni,   i tampax che ti durano pochissimo,                e rido da star malissimo.
    'mai tanta noia      mi tenne prigioniero'       in casa mia,         mentre assistevo ad illusoria menzogna,        mentre mi rendevo conto         delle diversità strutturali,        dell'esistere in una certa maniera,      in una certa maniera       non parassita penso.
    e coi trattori      restiamo immersi nelle pozzanghere          della nostra campagna,     trivellandoci la mattinata,         facendoci perdere una giornata lavorativa,       e traspariva una certa felicità,         ed ogni giorno       che passa perdi credibilità,     la tua elasticità        da persona dimostrativa logorante            mi ustiona di noia.
    e artemoltobuffa mi piace un sacco.
    che a vent'anni      bisognerebbe spaccare       le lancette dell'orologio,        e non basarsi sulle abituali      ventiquattro ore,       i tempi limitati,         che alle quattro del mattino sembri uno zombie,        incerottati,           immortalati nei nostri      video amarcord       delle feste di compleanno,           sempre troppo pesanti,        che ci facevano        addormentare con l'ansia,      e mangiavamo lacrime        le sere in cui tornavi stra fatto,       annacquato,  infettato.
    ed il nostro intestino      assomiglierà al sacchetto interno      dell'aspirapolvere di tua madre,       che pulisce sempre la sua casa di meraviglia,              entusiasta dell'eventualità         che tu possa ucciderti,           che tu possa andartene.
     

    C.M.





    October 07

    41] - stra quello che cazzo vi pare

    e il cielo ci fotografa,        coi flash tuonanti,           rilassanti         iniziazioni per immolarsi nell'altra corsia,        nelle nostre azioni         di utopia incalzante       come lo stivale nazionale,         prima del diluvio universale del fango le perturbazioni si scontrarono, con fulmini e saette per delle ore da trip.      
    e le forze dell'ordine          arrivano dopo di tutti,      lo stato arriva sempre       dopo del popolo,            dopo la morte di qualche malcapitato abusivo,         di qualcuno che non      può permettersi nemmeno           l'acqua calda o potabile in casa,      o il cellulare da 400 euro stupido.
    e voi non fate nulla.
    ed i cadaveri sotto le coperte,         le nostre sensazioni orrende         mentre sei in bilico tra lo svenire         e l'impazzire di rabbia,          
    le chiamano catastrofi naturali,      ma basta,        siete pesanti.
    e lo stato        viene accompagnato in macchina            dai bravi amici della scorta, a lasciare dichiarazioni        ai svariati tg italiani ed europei,          che coi fatti nostri correggono palinsesti televisivi,          lo share della disgrazia         spianata a finta informazione,     e le colpe sono sempre altrui,   per sperperamenti regionali    e cittadini,         le "opere faraoniche",        per la mafia fantomatica,                i soliti soldi mangiati franchi.
    e le azioni di sciacallaggio         danno un'idea di posizione           sulle persone,         sulla bassezza d'ideali                  nelle situazioni tragiche,            melodrammatiche,     con le nostre ombre impermeabili,         le macchine decappottabili         cappottate,     le  tristezze sovrannaturali,          le montagne spogliate dai piromani,         e la nostra messina         che da qualche giorno a questa parte                viene presa in considerazione.  
    il nostro grande blu del sud è famosissimo...

    "e non è ancora finita"
    coi prossimi funerali di stato esplosivi,       di qualche pubblica            esternazione da lavata d'animo,         la nostra malaria da respirare di sabato           mentre saremo al campetto tossico       e loro saranno tutti li,        nel duomo delle statuine della sera stessa,        e gli svenimenti generali         per le sparizioni collettive dopo il tutto,    dopo "lutto" italiano,        per i momenti di silenzio      obbligati quando ci sarebbe da stra parlare,     stra gridare,      stra ribellare,          stra svegliarsi,       stra capire,         stra spalancarsi,                                   'stra quello che cazzo vi pare'.
    e chissenefrega degli stadi,      ma dove credete di andare?

    c.m.


    "c'è un grande palazzo in cima alla città,
    fatto di acqua, sabbia e rabbia.
    c'è un grande palazzo in cima alla città,
    fatto di acqua, sabbia e rabbia."

    October 04

    . . .

    Sento un frastuono
    rimbombi lontana in modo imperfetto


    Hai lasciato:
    piazze piene,
    urne vuote,
    tremori gentili,
    traccie sottili,
    traccie profonde sugli zerbini
    dei miei pianerottoli.

    Mancano:
    le tue parole sul niente,
    il calore
    bagnato sporco che avevo,
    il dispiacermi di non bastare.

    Hai lasciato:
    piazze piene,
    urne vuote,
    tremori gentili,
    traccie sottili,
    traccie profonde sugli zerbini dei miei pianerottoli.

    Mancano:
    le tue parole sul niente,
    il calore
    bagnato sporco che avevo,
    il dispiacermi di non bastare
    di non bastare...

    Siamo rimasti a guardare
    un desiderio
    qualche volta noioso.

    E non sarai mai
    un emozione da poco.
                                                              

    offlaga disco pax - enver
                  
    September 27

    40] - [parte due]

    ma il marmo     dove ci tocca dormire   questa notte    è bollente, incandescente come     i nostri inferni familiari,    i tuoi sproloqui mercenari, e le onde anomale,     i lampi della nostalgia      ci colpiscono lasciando    dietro    se       teatri sporchi,        e la novità è nitida    come un'illusione,    come il malumore    dopo aver discusso con te       che affondi nel nulla e trovi me.
    l'energia non mi tradirà,       la festa ritornerà      nell'incubo di una stazione,     in cui in verità ci stavo benissimo,            contro le luci sballate,               e ti negavi come fossi impegnata,           brindiamo alla goccia per la nostra distanza        sui nostri tappeti elastici          ci prepariamo ai salti di livello,        ai salti di qualità       con troppo rosato in corpo,        e siamo sprovvisti di provviste       per campeggiare         e restiamo sulla nave,      mentre il mare è la nostra piscina continentale        che ci unisce in acque diverse.
    e sotto la grande roccia     ci nascondiamo,    in una delle sue incavature perché tutti ci danno la caccia,     ogni minaccia   viene resa vana    che vi piaccia o meno,     per i criminali il governo è ladro,    e siamo leggeri ed abbondanti come l'idrogeno,      e ci buttiamo giù dal pianterreno,     avvolti in un abbraccio di veleno    che ci mostra un cielo violaceo       antico come il testaceo       romano,   e ci anticipiamo positivamente ogni nottata,   ogni ossessione intercettata.
    le nostre telefonate nottambule        criptate dalle forze dell'ordine         meschine,    le medicine mattutine       per attontirci,          per riuscirci a lavorarci       in quelle officine latrine,      spostandoci come pedine        di una scacchiera di inquietudine, di disordine alimentale,      vitale ed emozionale         delle scimmie degli anni zero.
    vergognandoci di noi stessi,           degli interminabili complessi         coi flussi bloccati dal firewall         di windows,        coi nostri termos      pieni di thè alle erbe non legali,           nei festival italiani        tradizionali a tridimensionarci    le giornate e la visuale,       nei centri sociali         ad asocializzarci,           senza lenti lessicali, l'armageddon sulle multinazionali,         le esposizioni artificiali di cloni,           ma ti affezioni          alle vibrazioni dell'ego.
    annego in lei ogni sotto forma di futuro.
    ripiego in loro tutte le congetture di passato.
    lego in me qualsiasi introspettiva di presente.



    "Flore, faune, fiumi, laghi, centrali elettriche.

    Anagrammi, melodrammi, moschettieri.
    Pronunce sballate per eroi d'ogni specie eventualmente futuribile.
    E un nome era tutto quel che davi.
    Tutto quel che davi."

    September 20

    40] - "rimbombi lontana in modo imperfetto" [parte uno]

    il vento sposta la luce        sulla statale 114          mentre i temporali        ci scagliano addosso         tutta la loro rabbia,              con le nostre      ruote lisce non arriveremo lontani,         le tue sensazioni        di superficie        dipendono dai brani         che ti fanno          restare sotto,             l'affetto asciutto,            ma soprattutto       un po'          tutto di tutti.
    e gli autobus       ci danno il buongiorno,         le apecar distribuiscono alimenti a volontà,          in quei lavori versatili        c'è la libertà          che nessun assegno a fine mese potrà darci,        in fondo basta amarci         ed illimitarci a farlo.
    il profumo emanato         dalle vecchie lettere           è lo stesso di quando sono state aperte,           messe sotto vuoto          per non disperderle,          indelebili spiazzature       che scalfiscono le nostre armature       di foglie secche,          e quando mi ti trovo d'avanti           ho ancora le doglie,        ho ancora strane voglie.
    e dai cestini          dei rifiuti         delle nostre camere            escono insoliti mostri, i migliori incontri          sono quelli ravvicinati,       le confidenze popolari,          le sentenze polari dell'autunno,    in un settembre        che si arrende agli anni.
    le stelle fosforescenti sui soffitti,            la nostra indole passiva            allo sbattimento quasi generale,            i generali che trovi            sui posti di lavoro,    e complessivamente peggioro e miglioro            i miei aspetti personali          dopo ogni shock emotivo,          dopo ogni rinvio a giudizio.
    che ti "rivedo"       per la prima volta         dopo quattro anni, per un curioso scherzo da parte di firefox,      eri radiosa,         e sei felice con lui,      o meglio sorridevi,     che non lascia trapelare        nulla in realtà,       ne quando sorridi        ne quando piangi         a dirotto,      e va bene cosi,      non fa male per nulla,       anzi,         è stata la giusta equietà        destinata a vederci tramontare       troppo presto         come il sole avvenire,          come le giornate         dopo il cambio d'orario.
    "l'insostenibile leggerezza dell'essere"        però dilaga.
    e gli offlaga disco pax          martellano,          quella musica che mi affascina,        la musica che parla,          che riempie i nostri         buchi di storia, che non dispiace mai rimembrare         per inchiodare         le nostre palpebre alle sopracciglia         e farcele tenere aperte,          e non chiuderle        alle prime case date agli abitanti dell'abruzzo,          per il dispiacere         di militari fatti saltare in aria       per "fare pace"            o per avere qualcuno accanto nelle ore morte.
    tu invece         hai scelto la strada          della cecità e dell'infelicità          non dimostrata,           e ti verrà recapitato il conto          tra qualche decennio,          quando sarai        una cliente            di qualche psicologo       o di qualche farmacia   che ti fara il buon prezzo          per gli psicofarmaci.
    e la tua pelle bianca chiara come un fiore bianco di campo,       i tuoi occhi smeraldo  ed il tuo bellissimo       viso lunare.
    ''rimbombi lontana          in modo imperfetto''.

    ma...  

                                                                                               
    September 17

    39] - telecamere artistiche di immagini ammucchiate

    generazione mediatica alla riscossa,         coi chip elettronici        nel cervello,            la cyberarte ci ammoscia,        e l'ennesima rosha che vedo in giro           mi rivolge la lingua biforcuta         da modaiola alternativa,         ed il radiatore      è rimasto a secco come i nostri viaggi               di quest'estate,          come i nostri parametri
    non azzeccati,  
               come i camper smantellati         nei garage calabresi.
    l
    a nostra intolleranza dimensionale        dura più del previsto,         e non esistono cure logiche o farmacologiche,       nessun tempo di guarigione,       adesso posso bere quanto mi pare,           non mi raggiungeranno mai.
    perdendo le tue tracce,              le tue esperienze più stimolanti e devastanti,        quelle che ti hanno afferrato          l'intestino         rovesciandolo completamente,      nelle voci senza fine        io non c'ero.
    viviamo per il profitto,         per il progresso della nostra razza,           "la razza dominante"         che distrugge il proprio pianeta,         intossicandolo in ogni capitale di stato        che andate a visitare ogni anno          per sconvolgervi.
    e le nuvolosità         coprono i cieli limpidi            degli ultimi mesi,           ma noi restiamo distesi       nei campi fangosi,           nei nostri ghiacciai          interiori disastrosi,        persi negli spazi spaziosi,         tempestati di tempeste tempestose nelle feste de l'unità  non occupate,   e prendiamo a palate       i geometri che guadagnano più degli operai,   gli architetti      che ci sommergono di lavoro   fino al capo,   ed il nostro capo cantiere    affoga le ingiustizie   nelle casse di birre,           il nostro capo cantiere ci fa spaccare il culo       a tutta birra,     nei cantieri che         sono le nostre seconde case.
    le terre lontane        sono le tue preziose           e future tappe,       sempre senza nessuna costruzione solida,          del resto       hai la vita più comoda           che conosca,      sicuro più comoda della mia,       e nonostante tutto la spavalderia      non l'abbandoni,        come dovessi      sempre dare         dimostrazioni di illusioni ottiche,        come avessi vissuto         esperienze eroiche,         principalmente facendo quello        che fanno       altri 7 miliardi di comuni mortali.
    e le relazioni ci fanno sentire ingabbiati.

    e mi astengo dalla categoria degli artisti naufragati.
    siete già troppi, troppi, troppi, troppi, troppi, troppi, troppi.
    'telecamere artistiche di immagini ammucchiate'.



    September 09

    38] - che alcuni riescono a misurare la superiorità o l'inferiorità umana, eccetera eccetera

    ci accomodiamo           nei peggiori posti a sedere          già da bambini,     a fissare spalle altrui         da bambini,          che non si        capiscono gli sconvolgimenti decennali         da bambini,          ed i tuoi occhi           sono coralli, ed i tuoi amici     sono sciacalli,  nell'obbedienza costante         senza costante        che li possa          salvare        nel prossimo varco temporale.
    coi santuari decadenti,    le entità ininfluenti,          gli esperimenti per gli intelligenti,       i troppi detergenti          per le nostre pelli scalfite     dagli anni, dagli incendi estivi,      i tuoi tentativi suggestivi        per gli allusivi e gli  abusivi.
    le tue lacrime dissetanti         nei deserti auto        immaginati,         dei succhi gastrici sprecati,           inadatti alla fantomatica           vita inespressa realmente,          e ti infrangi        su un ponte         levatoio,           i nostri bracciali di cuoio          che resistono allacciati ai nostri       polsi senza segni,       i baci benigni,        e ci cadono addosso i macigni          facendoci perdere la memoria,     facendoci dimenticare           nessuna gloria           e nessuna vittoria.
    e gli algoritmi            nei cubi di rubik          ci fanno perdere la pazienza,       la nostra inesperienza          sull'esistenza          ci divora dall'interno,         in ogni foglio di quaderno          inchiostrato,           è necessario cambiare         nuovamente         strato dimensionale            con le nostre         fantasie terrene, senza particolari tagli venali,            e parti con gli erasmus spaziali        dentro le astronavi speranzose,           le apoteosi dannose         per le bombe inesplose.
    coi ritratti di seppia,           i telai da costruire,              e ci vendiamo anche i sogni disegnati,          i magnati riducono le città                 dei cantieri per le loro fabbricazioni criminali,             e gli ami appaiono sempre         ben farciti            per le esche difficili,            che vacillano ai primi            dirottamenti predestinati.
    'che alcuni riescono a misurare         la superiorità           o l'inferiorità umana,            eccetera eccetera'.
    e ci vuole stile nel guardarsi,           esistendo in universi inversi,           dove spostarsi significa affermarsi,            e gli incensi          ci fanno assaporare meglio i momenti instabili,      e le tue unghie artigliose            si sono rotte             come le vite delle nostre madri interrotte,         e gli artigiani           per riaggiustarle si sono estinti.
    "ti voglio bene,            ma non un bene generico".
    ed i cornicioni          dei grattacieli          sono degli ottimi trampolini          di lancio, e mi sbilancio nel giudicarti,            che siamo dei cosmonauti nati,     imbavagliati per destabilire lessici     nei pomeriggi critici,          e credici se ti dico di averti tolta  dai miei pensieri storici     per renderli più economici          al mio torace sinistro.



    "Cerco le qualità che non rendono
    in questa razza umana,
    che adora gli orologi
    e non conosce il tempo.
    Cerco le qualità che non valgono
    in questa età di mezzo"


    September 05

    37] - e invece dei medici abbiamo i motori di ricerca, e invece degli psicologi abbiamo l'erba

    le ragazzine violentate per sport.
    omosessuali pestati a sangue,           con le piastrine andate perdute        sui marciapiedi,        gli aguzzini esprimono     un certo disgusto       ad averceli tra le zampe,      bestie orgogliose         della loro ignoranza gigantesca              che non accetta libertà,            diversità interiore           ed esteriore.
    cresciuti in famiglie mute,           unica importanza erano          "i soldi",     maggiore guadagno         maggiore felicità,      ed un sepolcro futuro         per un mucchio di ossa     che potranno essere visitate      nel museo chiamato camposanto.
    e dovrei esibire accettazione          anche per ciò che mi disgusta,         come fanno le pedine,             facendosi manovrare           e resistere nell'incongruenza pomeridiana e notturna,           modernizzati e scroccati.
    nei nostri quartieri da sparatorie,            le innumerevoli storie sommatorie,         le traiettorie deviate          che ci fanno cambiare modalità,             con l'anormale aggressività    di cui siete possessori compatibili,         e siamo tutti vulnerabili dietro ai carri funebri,      ma tu vibri soltanto con me,   perché ci dissociamo dalle barbarie,   i tuoi credi temerari       dissolvono     qualsiasi conto bancario    soltanto con l'odore        della tua pittura.
    le giornate intrappolate            si presentano a noi continuamente,         dividendomi corpo e anima          quando ti guardo di sfuggita,       perdendo l'equilibrio come un funambolo ubriaco,            e siamo opachi come         le scritte delle nostre magliette,          ammassando etichette per vendette,               e maledizioni per invidia sociale,           scodinzolando quasi per avere un tiro.
    e l'era glaciale          mi fa sempre ricordare           quelle scene adolescenziali, quando ancora c'erano         pochi mattoni forati ad innalzare         il muro della maturità non per scelta,      si era decisamente più abili     ed accessibili, ora dobbiamo essere presentabili      ed imputabili,         solo per fare numero.
    i sentieri della memoria         sono chiusi per frane,             portandoci all'infinito le damigiane           per ammirare meglio il paesaggio,            e pago un pedaggio insostenibile          per essere un tuo ostaggio           nel prossimo viaggio       quando il padrone        ci lascia liberi.
    'e invece dei medici               abbiamo i motori di ricerca,                   e invece degli psicologi             abbiamo l'erba'.


    "lasciami qui, lasciami stare, lasciami cosi,
    non dire una parola che non sia d'amore,
    per me, per la mia vita che è  tutto quello che ho,
    è tutto quello che io ho e non è ancora finita,
    fiiiiniiiitaaaa, fiiiiiiniiiiitaaaaa".



    August 31

    36]

    nella dormiveglia             ti massaggio le cosce,              e la tua pianta grassa dimagrisce       come te,         che fai le diete          da insicurezza complicata,         badi principalmente        all'estetica        come molti,          le tue facce ipodermiche, spettegolando con le tue        amiche diaboliche,          le nostre serate identiche ma vissute diversamente,        con carezze       farmacologiche         per la nostra mente complessa,         e le reti metalliche          ci causano uno       stato deprimente,  e le fabbriche     esploderanno mortalmente          alzando il tasso di disoccupazione,       annichilendo le minime certezze                degli operai che migreranno come gli uccelli migratori,          e saranno felici          dei senatori          a vita italiani, e noi più che umani            spesso ci sentiamo marziani.
    che per assaggiare         dobbiamo essere              tutti insieme,       e mi sembra abbastanza inossidabile        come gesto,               e molesto il mio cervello giornalmente,          molestandoci in maniera cronica              le idee,      passandocele telepaticamente          senza nemmeno vederci,     limitarci a farci, a trovarci,   viverci e mantenerci         in generale.
    e il 30 agosto andiamo a vedere i tre allegri ragazzi morti.
    "non saremo mai come voi",         non saremo mai vostri eroi,         ne tanto meno i suoi,         e ci annoi coi tuoi frasoni       da anima già reincarnata       qualche volta, e gridiamo rivolta            circondati da troppi finti sordi,        dai parassiti ingordi, dai massacranti ricordi            degli anni in cui          non avevamo nessuna posizione particolare dentro,              mentre ci tamponiamo le ferite aperte con la saliva,           e quando mi sali addosso l'istinto mi divora.
    che siamo fortunati      come gli sfollati       se ci va bene,           "iene solo se conviene",         preferendo le persone serene              per le nostre cene a gruppo, e le catene le strappiamo          come i tuoi collant,        e alteri il tuo calore corporale quando mi stai accanto,       facciamoci il rivestimento     superficiale cosi saremo accettati, saremo contati           come gli avanzi quando stiamo in chimica,     con la caratteristica    fluidodinamica    della manica di deviati con cui       ho a che fare.
    che ho più scheletri a casa di mia nonna che nell'armadio.
    e giovanni lindo mi fa male.


    "Io sono perso sono confuso
    Tu fammi posto allarga le braccia
    Dedicami la tua notte
    La notte successiva
    E un'altra ancora
    Dedicami i tuoi giorni
    Dedicami le tue notti
    Oggi domani ancora
    Stringimi forte coprimi avvolgimi
    Di caldo fiato scaldami di saliva rinfrescami
    Vorrei morire oraaa!"


    August 24

    35] - e ci squarciavamo il diaframma già in macchina, tra di noi ad urlare, a sintonizzarci le spine dorsali

    stringendoci i polpastrelli        a vicenda,           nella mensa delle superiori orrenda,        i nostri istruttori di comportamento         sono defunti,         ed i loro appunti sono andati persi         nelle tasche dei loro jeans,          gli appunti di un'eternità mal spesa,             e la spesa che fai         mi sembra eccessiva,               e quando ti pensavo prima         la tua faccia ancora appariva         nei miei ricordi,         invece ora non       ci sei più.
    con le nostre maledette         scale mobili,         le tue profonde sabbie mobili,    e le automobili        che mietono più vittime       dei bombardamenti,         e gli elicotteri precipitano         nei vortici dell'evoluzione,          che sei troppo accattone,         la trasformazione          evoluta della tentazione,           strumentalizzati dai cipressi dei vari esperti giornalieri          da beccare in giro.
    e le capillari           sono ancora imbalsamate            dal primo incontro ravvicinato con          le luci della centrale elettrica.
    con le borse surgelate           per metterci dentro i nostri          alcolici mischiati ad altre robe,          e dai cofanetti portaerba        esce odore di tartaro,            odore di canapa,        'e ci squarciavamo il diaframma       già in macchina,        tra di noi ad urlare,        a sintonizzarci le spine dorsali',      sulle succursali siciliane     a sentirci come altre          poche volte.
    e il posto all'inizio          fa cagare            ma dopo due giri visivi e popolari          non sembra          far tanto cagare.
    e le luci della centrale elettrica         mi viene addosso           alla curva prima del pisciatoio,           e non si vuole drogare             prima del concerto,     noi invece si.
    e inizia subito con          "piromani/piromani si muore"          disintegrando il diaframma         già squarciato prima,               e le poesie d'amore e di merda,      e "la domenica delle salme" di fabrizio,       e le poesie varie,     sue e non.
    tornando a casa        con l'io tramortito        e felice,          ci rimpinziamo di kebab scroccato,         sdraiato sul cofano        della macchina                     ad incanalare l'energia benevola,                 a smaterializzare tristezze altrui,          ad accomodarmi            nelle tue braccia amorevoli.

    posizionandoci a CRistoRe         per assalirci di complessi storici,         tra il retorico ed il comico,        con gli ammortizzatori che ci hanno permesso       tante stronzate fin ora, e certe volte         ricordo le tue ultime occhiate,         le  nostre ultime  frasi ricomposte dal         labiale,        con    uno   di    noi   due             dentro a un treno.
    "io non tremo è solo un po' di me che se ne va".


                                                                      


    August 21

    ritornodalqubbaconleveneimbalsamate

    "e se gli alberghi appena costruiti coprono i tramonti,
    tu non preoccuparti,
    tu non preoccuparti,
    tu non preoccuparti".

    vasco brondi - le luci della centrale elettrica


    August 16

    34] - ed i lidi vanno a farsi fottere con le loro consumazioni stra bordanti

    e ci imbuchiamo coi rein al loro concerto         'ed i lidi vanno a farsi fottere con le loro consumazioni stra bordanti',         penosi all'apoteosi,    ed i nostri piedi        erano corrosi         dai saltellanti rimbalzi a ritmo di folk,            e poghiamo fino a spaccarci le ossa,           con le rincorse da sopra il palco         per distruggerne il più possibile,          ma la gente sta male         e non si sa ripigliare.
    e bisogna decidere sempre sul dove andare,          sul come stare,       che nello stesso istante che stai normale           ti deprimi,          e finisce la nostra serata insieme, perché parti nei tuoi          troppi viaggi futuristici          del prossimo mese, e ti fai più domande          del test del primo giorno di leva,          domande davvero stupide e futili ma che per te      son sempre state impossibili da evitare.                           
    ogni cazzo di anno.

    "e vediamo, magari son qui, magari son li, magari facciamo quello, ma non lo so" 
     [eh?]

    e ormai stare insieme          diventa assordante          per il troppo silenzio, per il poco assenzio      che ci versiamo,           avversari inconsapevoli della nostra realtà, e piacerebbe un giorno          di normale tranquillità          ma forse non in questa vita            e non insieme a queste persone,        del resto è già stato dato.
    e stasera la luna ha messo il mantello dell'invisibilità.
    lavandoci la faccia       con l'ammoniaca        per svegliarci         dopo le sbornie, maledendo le nostre nottate estroverse e nottambule,         coi bottiglioni di vino che si svuotano, sulle spiagge festose          dell'estate vulcanica,        e la tua pelle mi appiccica a te,       alla tua testa artistica,      che bonifica ogni aspettativa         classica     e la classifica ai posti         infimi della graduatoria.
    e non è colpa         della mal gestione,         della mal informazione, della maledizione personale,         non è colpa di nulla,     di nulla,     è la nausea di sartre ne è la dimostrazione cartografica,          forse siamo noi          che non siamo più noi.
    ed è vero.
    i pilastri perdono pezzi di cemento,           e sembra che il corso di addestramento non finisca mai,           e ci nascondiamo nei canapai,          e li sicuramente quell'alone          di depressione            che ti porti dietro       da un po' svanirà,  ed  è più facile a farsi           che a dirsi.
    "non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport"
    "non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport
    "


    August 13

    33] - le tue linee paranoiche infinite che nessuna forbice comprensiva riesce a tagliare trasformeranno il nostro bene in un cimitero di terrore sillabico

    'le tue linee paranoiche          infinite          che nessuna forbice        comprensiva riesce a tagliare            trasformeranno il nostro bene            in un cimitero di terrore sillabico',        e la ruota della nostra vita        è perennemente bucata,           poli plastificata        come la carta,          che ormai vanno di moda i purini,        i burini sulle nostre spiagge a riempirle,      e ad ogni schiocco     delle sue dita tu perdi la ragione, perdi la posizione      del tuo essere in quel certo modo che non dimostri,
    le nostre direzioni       che cambiano strada         dopo aver preso in faccia mausolei,       le giornate di 36 ore,           e le tue ali sono state spennate         dalla persona che più ti è vicina,     alle 5 di mattina a lavorare,           e non si ha il tempo per dormire,            nei falò psichedelici a strusciarti su di me,       come fossi qualcuno              che provi interesse per te.
    che tutti vogliono uscire,         si vogliono divertire          ma si addormentano, ed i fari con la fotocellula        restano spenti se ci passiamo sotto,        con le tegole disegnate che ci crollano addosso,          e traballiamo sulle scale dei carpentieri, dentro        le palazzine senza tetto,          a  farci cuocere           dai raggi solari subdoli,       ma non impari mai a sdeviare     la discussione,       rilassandoci nei nostri viaggi spirituali da inter-rail     lasciando il saldatore di rapporti a casa.
    e il buco dell'ozono è troppo profondo che non toccano nemmeno i giganti.
    e andiamo a manifestare          contro il ponte sullo stretto,  anni dopo aver campeggiato      contro il ponte sullo stretto,             anni dopo aver partecipato ad un'altra manifestazione    contro il ponte sullo stretto,       e adesso abbiamo 24 anni dei quali tutti passati    a manifestare       contro la follia     degli arrampicatori sociali,     degli sciacalli globali,    e sono meglio i viaggi invernali che quelli estivi,     bloccati nelle comitive         a traboccare d'idee per setacciare i luoghi pubblici          più inerenti a noi.
    le playlist da smacco,        col tuo almanacco di frasi inutili          come gli ideali comprati in giocoleria        di un coglione che si            fa chiamare dj pakko che        degli allocchi è il capo branco,         come le casse di pesci          che gli sono arrivati     in faccia per tutta la sua vita vissuta in replay.
    e mi presenti        le tue amiche marionette,          le nostre imperfezioni          ci sono anche sulle rotaie dei treni,         nei cieli che si deprimono         e poi piangono ma non sangue          come le statue delle madonne         manomesse,         le mie mani annesse al tuo fondo schiena          molto rilevante mentre ascoltiamo "la musica è dei poveri" dei mercanti di liquore.
    ed i vinti non l'avranno.


    August 05

    32] - ieri mattina mi sono disegnato il sorriso con gli acquarelli perché mi faceva sentire felice, ma non ridevo

    partorisci l'arcobaleno         dai bozzoli           dei bruchi trasformisti,          tra i  nostri volti   approderanno le lacrime      velenose,          tra le fantascienze dei nostri trip        al forte,          e ti sento implodere      forte dentro te stessa, con le nostre fronti grottesche     avvicinate      come le madri ai loro cuccioli,   e mi supplichi di    non appendere quel calendario,       tra i maremoti di un sudario, spacchi l'aria coi pugni,    e distruggi le serate coi tuoi grugni da innamorato.
    restiamo senza benzina in salita,          la nostra "storia" infinita,                 i ferri fusi,          è finita la stima per te,      in lei,         in ciò che eri            un tempo passato remotissimo,          e ci prende malissimo         la pianta maschio,           nel nostro scambio di         ipocrisia sentimentale settimanale,      l'unico canale compatibile       per le nostre visualizzazioni notturne.
    ammorbidisciti con l'ammorbidente           nella lavatrice al centro     del tuo materasso ad acqua,         nella discarica dei tuoi         pupazzi pazzi         da legare come i tramonti,          però ora sei tramontata,           inclinata più del solito       che mi sembri             una modella da copertina.
    'ieri mattina          mi sono disegnato il sorriso         con gli acquarelli perché          mi faceva sentire felice,            ma non ridevo'.
    [pazzo]         [pazzo]               [pazzo]
    "mi stavo solo divertendo un po'".
    nelle escursioni subacquee dentro le foreste,           immolandoci con le proteste,    e metto le cuffie per      non guardarti perché quando ascolto musica chiudo gli occhi, perché dovresti evitare di umiliarti,        e le navi dei pirati        sono venuti       sotto casa a prenderci,         ad illuderci        come una promessa impossibile     ma che fa boato        quando la sussurri. 
    "e brucia, brucia come l'aria"
    e bruciamo anche noi          nonostante le foto siano         ancora intatte,          le putrefatte emozioni        si collisionano con la dolce realtà     della libertà corporale, e le nostre anime spirituali        sicuramente si ritroveranno       ogni volta che i nostri corpi dormiranno lontani tra loro,    e questo è certamente meglio di niente, ogni cosa è meglio di niente, no?
    e se i prati verranno asfaltati noi cammineremo ai loro lati.



    July 31

    31] - "quando la lingua si dilunga qualcuno si dilegua"

    nell' inappropriarsi  dell' indentità altrui,             lavandoci il buon senso         con del sapone sintetico,          perché "quando la lingua si dilunga qualcuno si dilegua", qualcuno si lega         con una linea disegnata            con un pennarello viola indelebile,        e le tue repliche   sono discipline antiche   da farci procreare sensi di colpa       pesanti come      sacchi di cemento,       e ci facciamo coi segnali di fumo degli indiani,    e tu dopo qualche domani    farai il compleanno,  che non ricordo più quale giorno di ottobre sia.
    e l' esigenze delle nostre assenze          mal riprodotte dai mentecatti,      un domani ci guarderemo         gli aristogatti e piangeremo,            perché sarà troppo tardi, troppo tardi      si rifisseranno i nostri sguardi,        nell'arrivederci prima che parti.
    fingendosi noiosi.
    dal basso voltaggio         delle prese di posizione,           dei tuoi fusibili bruciati, nei mercati in turchia           a cercare l'oro nero,          nei nostri monasteri quasi sempre chiusi a chiave,            per nulla all'avanguardia,     e le guardie sparano al g8,     sparano agli stadi,      sparano nelle strade,          ma non alle manifestazioni.
    i nostri capi di stato           illusionisti.
    e veniamo intubati,          incubati,         torturati,       ammaestrati,     ammazzati ma se ne accorgono in pochi,          dei loro sporchi giochi commerciali,        sulle petroliere internazionali,         le attività criminali che sponsorizzano loro stessi.
    ed il 14 & 20 agosto         ci saranno         i rein    e    le luci della centrale elettrica.
    sarà bellissimo.
    le mattine ci pugnalano ai cuori,                 ci fanno svegliare anche senza tuoni d'avvertimento,          coi lampi che fanno              le lastre al cielo, e cadono sfere di energia elettrica            vicino gli alberi a uccidere         i contatori della luce, a bruciare gli elettrodomestici         della comodità.
    e in quelle immagini non ci sono lineamenti,   troppi accorgimenti eccentrici,    le tue frasi     come fendenti che colpiscono sempre     e colpiscono a morte,   e ci stiamo scaricando,   ci stiamo evaporando    tornando nuvole per venirti a trovare questo inverno.
    e mi attenderai alla finestra.
    che comunichiamo         coi bicchieri legati allo spago          da casa a casa,         perché siamo           cresciuti insieme             come le erbacce         sotto le piante, e facciamo una serra di buone intenzioni,         chiamandoti per le installazioni meno facili,           e tuo padre mi inseguirà ancora col fucile,         e quando ti guardo mi sento fragile      come alcuni scatoloni     dei traslochi.

    "certe cose non cambiano mai"